L’agricoltura, in Calabria, è stato da sempre un settore economico di rilievo. La Calabria è stata ben propensa ad accogliere, fin dalla nascita, una nuova forma di produzione: l’agricoltura biologica. Il metodo biologico è stato l’investimento dell’economia calabrese di questi ultimi tempi, individuando in esso il mezzo per superare il divario tra nord e sud. In questi anni si è parlato molto di agricoltura biologica, purtroppo non sempre in modo appropriato. La Calabria, in pochi anni, è saltata agli onori della cronaca nazionale potendo dimostrare negli anni 1999 e 2000 la più alta incidenza di superficie agricola convertita al metodo biologico in Italia. Nel linguaggio comune, spesso si cade in errore poiché si parla di “prodotti biologici” in luogo di prodotti dell'"agricoltura biologica”. Infatti, non esiste un prodotto biologico ma un prodotto dell’agricoltura biologica ossia un prodotto per la cui produzione non sono state usate sostanze (anticrittogamici, fertilizzanti, antiparassitari, ect) ottenute dalla sintesi chimica. L’agricoltura biologica è un’agricoltura sana, che non fa uso di elementi di laboratorio e valorizza le naturali interazioni tra gli organismi viventi, il terreno ed le condizioni atmosferiche. L’obiettivo principale dell’agricoltura biologica è quello di preservare l’equilibrio tra la produzione agricola e territorio. “L’ottenimento delle produzioni non è inteso più fine a se stesso, ma rapportato alla conoscenza e, quindi, al rispetto del contesto “naturale” che sta dentro e che circonda l’azienda agricola. Al fine di raggiungere questa condizione ottimale, il metodo biologico persegue i seguenti obiettivi:
- Miglioramento della produttività organica dei terreni;
- Tutela del paesaggio agrario;
- La promozione della biodiversità e degli equilibri ambientali nell'agroecosistema;
- Il risparmio di energia in agricoltura (utilizzo di fonti rinnovabili);
- La produzione di alimenti sani e di elevato valore nutritivo;
- Il miglioramento dei redditi degli agricoltori e delle loro condizioni di vita e di lavoro.
Un esempio di coltura biologica è dato dalla “Cipolla Rossa di Tropea”, coltivata lungo la fascia tirrenica. E’ detta Cipolla rossa di Tropea perché viene prevalentemente prodotta tra Briatico (VV) e Capo Vaticano nel comune di Ricadi (VV). |
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Questa coltivazione ha avuto da sempre una grossa importanza sulle economia agricola della regione assumendo un ruolo fondamentale nella formazione del reddito di numerose aziende. E’ coltivata in queste zone da oltre duemila anni , importata dai Fenici, da oltre un secolo, abbinata al turismo, contribuisce allo sviluppo socio-economico della zona. Le particolari sostanze contenute nei suoli di questa zona la rendono dolce, risultando oggi uno dei prodotti tipici locali più richiesti a livello nazionale. E’ inoltre provato scientificamente che questa cipolla rossa di Tropea abbia effetti terapeutici straordinari. Esistono innumerevoli varietà di cipolle, diverse per colore e forma, dalla rossa alla meno rossa, dalla tonda alla lunga. La dolcezza della “ cipolla rossa di Tropea” dipende dal clima particolarmente stabile e mite grazie alla vicinanza del mare, e dei terreni freschi e fangosi, che determinano le caratteristiche pregiate del prodotto. Tutti sono concordi nell’attribuzione del marchi di qualità, per evitare confusioni e promuovere lo sviluppo produttivo.L’uso di questo prodotto è molto diversificato, alcuni amano consumarlo fresco in delle insalate, altri lo amano in delle frittate o in preparazioni di sughi o sottaceti, altri ancora amano assaporare la “marmellata di cipolla” spalmandola sull’arrosto. |
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